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The Italian Connection

Originaria di Cambridge, iniziai il mio viaggio italiano in Puglia come “ragazza alla pari”. In quel periodo imparai che la lavanda non era il rosmarino e come fare il lemon curd con i prodotti locali. L’esperienza di sedere a una tavola di pietra all’ombra di un pergolato di vitigno da dessert che poi avemmo raccolto, intinto in una ciotola colma d’acqua e divorato in un batter d’occhio, sul fianco di un’adorabile casa adorna di piante di capperi, fu, a dir poco, sublime. 

Due anni dopo, la mia università ci mandò a vivere in Italia per un intero anno. Saldato lo scoperto in banca vendendo maglioni di cachemire da Simpsons a Piccadilly, immediatamente ne aprii un altro prima che la banca potesse accorgersene, trascorsi del tempo a Firenze crogiolandomi in un corso di arte e finii per tornare in Puglia per una settimana: lì, alcuni amici mi convinsero ad andare a studiare a Napoli anziché a Roma. Mutuando le parole del magnifico professore di letteratura Giancarlo Mazzacurati, Napoli era “l’ultima fermata prima del deserto”. Non sono certa di essere completamente d’accordo con questa affermazione, ma le sue lezioni e le letture tratte dalla Divina Commedia “Lectura Dantis” di Vittorio Russo in un monastero fresco di restauro, con diversi attori italiani famosi, furono senza ombra di dubbio un’esperienza indimenticabile. 

Durante il mio soggiorno napoletano, mi fu chiesto di lavorare come interprete per Alfa Romeo e American Express – esperienze che, lo confesso, mi permisero di arricchire i miei pasti da studentessa universitaria assaggiando le prelibatezze dei migliori ristoranti di Napoli più o meno una volta al mese. Oltre ad accompagnare gli ospiti durante la visita dello stabilimento in un pulmino, assicurandomi che le battute di spirito durante le domande e risposte strappassero una risata spontanea agli ascoltatori e ad accompagnare l’alta dirigenza a Capri, ebbi l’occasione di portare diversi gruppi a Pompei (e, badando a che nessuno se ne accorgesse, diedi una mano a far ripartire una corriera a Ravello mentre i clienti si gustavano il caffè).

Gli studi di letteratura italiana, tra cui alcuni testi vetusti e astrusi a dirla tutta, si rivelarono la migliore preparazione per una carriera da traduttrice, soprattutto in ambito legale. Una gran fortuna, dato che tornata nella terra natìa non interessavano a nessuno i laureati in lingue. Così, decisi di andare a vivere lungo le sponde del Naviglio a Milano, il cuore degli affari dello Stivale. 

Come ho finite per fare anche l’interprete? Dunque, fui chiamata per un incarico di interpretariato “sussurrato” in una splendida villa a Cinisello Balsamo ma … mi trovai di fronte ad una cabina di simultanea con dentro un collega che mi guardava con fare a dir poco perplesso. Scoprimmo sul momento che l’argomento erano le fonti idriche nell’Africa sub-sahariana: mandammo una persona al palco a dire agli oratori, circa ogni 30 minuti, di rallentare e, una volta capito come usare la console, devo ammettere che feci un buon lavoro. Anche loro. Forse perché intimoriti dagli sbuffi di vapore che fuoriuscivano dalla cabina? 

Questo l’inizio del viaggio. Un viaggio professionale, che da una tappa all’altra si è sempre più arricchito e diversificato in Italia e nel Regno Unito. 

Sarei felice di collaborare con chi cerca un servizio di traduzione o interpretariato professionale e personalizzato tra l’italiano e l’inglese, nella consapevolezza che il fattore umano e l’esperienza di una carriera vissuta a cavallo tra due lingue e due culture sono l’elemento che fa davvero la differenza. 

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